Quando il problema non è cambiare lavoro… ma cambiare posizione nel campo
Ci sono persone che non hanno paura di affrontare il lavoro. Anzi, si dedicano anima e corpo alla propria crescita professionale: studiano, si formano, accettano responsabilità e si rimboccano le maniche. Non rimangono ferme ad aspettare che le opportunità buschino alla loro porta. Eppure, dentro di loro, persiste una sensazione costante di disallineamento.
Ogni nuovo impiego sembra “quasi giusto”, ma mai veramente adatto. All’inizio, ci si convince che sia una situazione normale: nessun lavoro è perfetto, si dice. È necessario adattarsi, stringere i denti e andare avanti. Così resisti, ti impegni di più, diventi sempre più competente, efficiente e affidabile. Eppure, in questa escalation di impegno, avviene qualcosa di paradossale: più diventi brava, più ti senti svuotata. È come se quell’energia fosse spesa nel posto sbagliato.
Non si tratta di frustrazione da fallimento; è qualcosa di più profondo: è una sensazione sottile, quasi impercettibile, di non vivere la propria traiettoria naturale. Sembrerà strano, ma molti cominciano a pensare: “Devo solo trovare il lavoro giusto”, e così ricominciano la loro ricerca. Nuova azienda, nuovi progetti, nuovi ambienti. Per alcuni mesi, tutto funziona, poi riemerge la sensazione di dislocamento: qui non è dove dovrei essere.
Un equivoco comune è credere che la causa del problema risieda nella scelta sbagliata. È errato pensare che ci voglia solo un contesto perfetto. Se ogni volta ti senti fuori asse, la questione non è il luogo di lavoro, bensì la tua posizione all'interno di quel contesto. Questo non è un problema psicologico. Non riguarda l’autostima, né la paura di uscire dalla propria “comfort zone”.
Questa dinamica è spesso karmica, intesa nel senso più concreto del termine. Ognuno di noi arriva in questo mondo con una funzione specifica, una direzione naturale e un compito unico da svolgere. Quando agisci in accordo con quella funzione, il lavoro, pur rimanendo un'attività impegnativa, assume una dimensione organica. Ti consuma al punto giusto, ti nutre e ti fa sentire in linea con il tuo percorso.
Al contrario, quando ti allontani da questa linea guida, anche se svolgi bene il tuo compito, ti svuoti. Stai forzando un ruolo non tuo, è come utilizzare una chiave inglese per il lavoro di un cacciavite: puoi farlo, ma a costo di una fatica inutile che, col tempo, ti logora.
La soluzione non è cambiare azienda o frequentare l'ennesimo corso di motivazione. La vera ricerca non deve partire dalla domanda: “Che lavoro devo fare?”, bensì da una più scomoda: “Qual è la mia funzione reale in questo campo?”. Perché quando riesci a rimetterti in sintonia con questa funzione, il movimento dell'esistenza torna a essere naturale. Le scelte si chiariscono, le opportunità diventano coerenti e l’impegno assume un senso genuino.
Non perché il karma si prenda cura di te, ma perché smetti di remare controcorrente. Se ti senti sempre fuori posto, anche quando tutto sembra andare per il verso giusto, forse non devi cambiare lavoro. Forse è il momento di capire dove ti stai mettendo… e dove invece dovresti realmente essere.
Nei prossimi mesi, ho in programma di aprire laboratori pratici focalizzati su questi temi. Attraverso un approccio concreto, cercheremo di esplorare queste dinamiche e ristabilire ordine nella tua carriera. Continuare a cercare il lavoro giusto senza prima comprendere la tua vera funzione non è altro che un modo elegante per rimanere intrappolati nel posto sbagliato.
Se, invece, vuoi iniziare dal percorso individuale per lavorare il tuo karma, contattami.


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