Quando si parla di lavorare sul karma, la domanda è sempre la stessa: "Ma concretamente… cosa si fa?"
E' normale che finchè si parla di analisi non ci sono problemi, ma poi resta il punto centrale: come si interviene?
Nel mio lavoro questo passaggio avviene attraverso i protocolli ed è importante essere chiari subito su cosa sono.
Cos'è un protocollo
Un protocollo non è un consiglio, non è un esercizio mentale e non serve a "stare meglio". Il protocollo è uno strumento operativo, una sequenza codificata costruita per agire su un punto preciso della struttura karmica: una legge attiva, una funzione, una posizione specifica e non è generico e nemmeno replicabile a caso. È sempre mirato.
Ogni protocollo segue una logica precisa: riconoscere ciò che è attivo, separare ciò che non è tuo, restituire ciò che non ti appartiene, interrompere la continuità, stabilizzare il nuovo assetto.
Non si lavora sulla superficie, ma sulla struttura che sta generando ciò che vivi.
I protocolli non sono replicabili
Ogni protocollo è costruito su una struttura precisa, ed è per questo che non può essere riutilizzato, copiato o adattato in modo generico. Funziona perché è allineato a una legge specifica, a una funzione attiva, a una configurazione precisa della persona. Togli uno di questi elementi e non stai più lavorando su quella struttura e questo non è solo inutile: può creare confusione nella tua struttura, perché invece di intervenire sulla causa si rischia di andare a muovere qualcosa che non è realmente attivo.
Da dove nascono i protocolli
I protocolli non sono inventati, ma sono il risultato di uno studio e di un lavoro di sintesi operato tra diverse tradizioni ovvero le pratiche ermetiche europee, tecniche di restituzione karmica sviluppate in ambito russo e baltico, elementi di radicamento presenti in tradizioni più antiche. Ogni passaggio è stato rielaborato, non per renderlo più "spirituale", ma per renderlo più preciso perchè il punto è la coerenza tra gesto, parola e legge.
Perché funzionano
Un protocollo non funziona perché “ci credi”; funziona perché interviene su una legge attiva e quando una legge viene riconosciuta e interrotta nel modo corretto, la struttura si riorganizza e quando la struttura cambia, cambia ciò che produce.
Ma vi è di più. Il karma è anche parte di un ordine più grande, e quando si interviene sulla struttura si muove qualcosa anche a un livello più profondo per questo il cambiamento non riguarda solo ciò che vivi, ma anche il modo in cui lo vivi.
Cosa succede durante un protocollo
Il protocollo non è un esercizio da capire, è un atto e per questo può succedere che mentre lo esegui emergano emozioni, si attivino ricordi, si creino sensazioni fisiche, si apra uno spazio interno diverso.
Questo è il segnale che il campo sta rispondendo e per questo motivo durante il lavoro non vieni lasciato da solo.
I protocolli si sviluppano su un arco di tempo che può variare dai 7 ai 40 giorni, in base alla struttura e al tipo di intervento e durante questo periodo c'è un'assistenza diretta, non per sostenere emotivamente, ma per mantenere il lavoro allineato, correggere eventuali deviazioni e accompagnare ciò che emerge mentre la struttura si muove.
Il cambiamento, però, non avviene mentre fai il protocollo; avviene dopo, nella realtà e nello stato di coscienza.
Il punto chiave
Il protocollo non è una scorciatoia, non chiude il karma al posto tuo. Il protocollo è un punto di intervento: apre, sposta, rende visibile …e da lì il lavoro continua nella quotidianità.
Per questo, nel mio metodo, il protocollo è il cuore. La lettura mostra, la diagnosi chiarisce, ma è il protocollo che modifica e quando qualcosa viene modificato alla radice, non cambia solo ciò che vivi, cambia anche da dove lo vivi.
Da dove partire
Non sempre è necessario intervenire subito, a volte il primo passo è semplicemente vedere con chiarezza cosa sta accadendo nella tua vita, perché senza questo passaggio qualsiasi tentativo di cambiamento resta in superficie. E quando la causa diventa visibile, diventa anche possibile scegliere cosa farne.
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